
Credo che I Want to Believe sia un buon film che ha avuto la sfortuna di uscire al cinema in un periodo assurdo e che gode di una promozione praticamente assente (i cartelloni all'Empire Cinema di Londra sono stati montati la mattina stessa della premiere).
La maggioranza dei fan sono entusiasti del film, è ovviamente impossibile accontentare tutti, ma la sensazione è quella di trovarsi di fronte ad un buon progetto, realizzato grazie alla determinazione di quattro persone: Chris Carter (regista ed autore), Frank Spotnitz (co-autore), David Duchovny e Gillian Anderson.
In Italia il film uscirà il 5 Settembre, ma a partire dalla prossima settimana sarà possibile trovarlo in alcune anteprime estive sparse lungo tutto il nostro paese (questo l'elenco completo delle località e dei cinema nei quali verrà proiettato, grazie Virgil). Ci piace nel nostro piccolo, contribuire alla promozione di questo film tramite la nostra inziativa We Want To Believe, che non si è mai fermata ed è rimasta attiva anche durante la nostra trasferta a Londra.
La critica cinematografica si è divisa, c'è chi detesta questo film ritenendolo orribile e un'indegna fine di X-Files, ma c'è anche chi lo ama. Quella che trovate di seguito è una mia personale recensione del film. Un paio di avvertimenti:
- scusate ma proprio non riesco a chiamarlo X-Files: Voglio Crederci quindi ho usato il titolo originale
- ho cercato di rimanere il più possibile spoiler free, ma comunque il testo seguente CONTIENE SPOILER
Chris Carter e Frank Spotnitz si sono trovati davanti al difficile compito di riprendere le fila di X-Files da questo punto. Impossibile ignorare la fine della serie. Mulder e Scully non sono più agenti federali, non si può ripartire sei anni dopo e gettare i protagonisti dentro un’indagine paranormale come se nulla fosse accaduto. L’unico modo possibile, e credibile, da cui ripartire sono loro, le loro vite ed il punto al quale sono arrivate adesso, sei anni dopo i fatti narrati in The Truth.
I WANT TO BELIEVE nasce fin dal principio, su dichiarazione degli stessi autori, come un progetto standalone, una storia che non ha a che fare la mitologia di X-Files (cospirazioni governative, invasioni aliene ecc…) e con tutte le domande lasciate senza risposte alla fine della serie tv. Il film racconta quindi una vicenda che tutti possono capire e vedere senza aver mai seguito la serie.
Mulder e Scully vivono adesso in un’apparenza di normalità, ma un giorno l’FBI ha di nuovo bisogno dell’aiuto di Mulder per risolvere un caso che porta gli agenti in carica Dakota Whitney e Mosley Drummy (interpretati da Amanda Peet ed Xzibit) ad aver a che fare con aspetti “insoliti” durante le indagini. Un prete cattolico, padre Joe (interpretato da Billy Connolly) sostiene di avere delle visioni, collegate al caso su cui l’FBI sta indagando, di cui non sa spiegare la natura. L’FBI non ha più una sezione al suo interno che si occupi di casi inspiegabili, la sezione X-Files è stata chiusa anni fa, così l’agente Whitney è convinta che solo un uomo possa aiutarla a risolvere il mistero, l’ex-agente Fox Mulder.
Nonostante un’iniziale diffidenza, e dopo le insistenze di Scully, Mulder accetta di aiutare l’FBI, in cambio il Bureau promette di cancellare tutte le pendenze attualmente a suo carico per le quali ancora è ricercato.Questo punto della storia rappresenta forse, ma solo per chi ha seguito X-Files in passato e si ricorda appunto il finale della serie, l’unico vero punto debole della trama del film. A difesa di Chris Carter e Frank Spotnitz va detto però che non era facile trattare questo aspetto della storia considerando appunto la natura standalone del racconto.
Da qui parte I WANT TO BELIEVE. Mulder torna ad indagare dopo anni di isolamento, torna a fare il suo lavoro, ad essere quello che è stato anche prima di incontrare Scully. La relazione tra i due è il punto centrale attorno a cui ruota tutto il film. Questa è la grande novità di I WANT TO BELIEVE. Mai prima d’ora la relazione tra Mulder e Scully era stata protagonista in modo così rilevante, anche se aveva sempre costituito una parte importante delle storie narrate nella serie tv. Ciò nonostante il film non si trasforma in una banale telenovela. La relazione tra i due protagonisti esiste, cambia, cresce e si evolve parallelamente allo sviluppo del caso su cui l’FBI si trova ad indagare. Mulder e Scully cercano disperatamente di sopravvivere al loro passato, di cui entrambi portano ancora i segni, e affrontano il presente separatamente, Mulder tornando nell’oscurità di un’indagine inspiegabile, e Scully tentando di salvare la vita ad un bambino affetto da una rara malattia al cervello.
Carter e Spotnitz hanno seminato indizi e disinformazione durante la lavorazione del film, hanno tenuto i fan col fiato sospeso fino all’ultimo (i trailer rilasciati prima dell’uscita americana mostrano – quasi – sempre Mulder e Scully in conflitto tra loro) le foto ed i video trapelati durante le riprese a Vancouver non hanno fatto altro che accrescere l’attesa degli appassionati per questo film.
Il caso narrato nella storia riguarda un tema molto caro a Carter, quello stesso dottor Frankenstein al quale aveva già dedicato parte di un episodio durante la quinta stagione della serie, Post-Modern Prometheus (che tra l’altro che viene citato in I WANT TO BELIEVE attraverso uno dei tanti riferimenti nascosti che popolano questo film) che lo vedeva, anche in quel caso, dietro la macchina da presa.
Le scene riguardanti gli esperimenti al centro del caso lasciano spesso intuire ciò che sta accadendo, senza dare mai una visione completa delle atrocità che vengono commesse fino alla scena finale. Nessuna violenza gratuita, ma in pieno stile X-Files, viene lasciato al pubblico il compito di colmare i vuoti di quello che non appare sullo schermo. Carter aveva promesso che avrebbe spaventato a morte gli spettatori del film, ma probabilmente questo non basta però ad indurre un sentimento di terrore nei vecchi fan abituati ad episodi del calibro di Home.
Carter affronta la sua prima regia cinematografica, e questo è sicuramente un azzardo (o forse una necessità dato il basso budget con cui è stato prodotto questo film), ma in questo modo il creatore della serie si prende carico di tutte quelle responsabilità che derivano da questa operazione. Riportare X-Files al cinema è sicuramente un rischio, ma chi meglio del suo creatore può fornire la giusta visione, narrativa e visuale, che i fan sperano di vedere continuare almeno per un ultimo film mitologico? Carter decide così di tornare a Vancouver per girare (anche se la storia è ambientata in West Virginia), dove X-Files è nato, e da lì riparte. La sequenza iniziale del film vede alternarsi il buio e l’oscurità, tipici delle prime stagioni della serie, con la luminosità data dalla scena ambientata su una distesa di neve. Tornano le atmosfere cupe, ma solo mentre si indaga sul caso, mentre una nuova luce avvolge Mulder e Scully quando sono insieme sulla scena.
Il montaggio del film, serrato e veloce durante le scene d’azione – cioè quando serve, non cade nel tranello di scimmiottare le pellicole di ultima generazione create per essere “cotte e mangiate”. Il ritmo dato al film è quello giusto per raccontare questa storia.
David Duchovny e Gillian Anderson riprendono i ruoli che li hanno resi famosi in tutto il mondo. Sono invecchiati, anche loro come i personaggi che interpretano, ma questo aspetto ben si sposa con la storia del film. La chemistry tra i due attori è intatta, come se la serie fosse terminata un mese fa e non nel 2002. Nonostante entrambi abbiano dichiarato che le scene più difficili da girare siano state proprio quelle che li vedevano protagonisti assieme, sono proprio quelle le scene migliori del film.
Entrambi i personaggi sono cambiati col passare del tempo, ma mantengono quei tratti caratteristici inconfondibili (l’ostinazione di Mulder, la passione di Scully, il rispetto reciproco delle convinzioni dell’altro) che sono sempre stati presenti, rimanendo così fedeli a quei Mulder e Scully che il pubblico ha imparato ad amare molti anni fa.
In particolare, Gillian Anderson fornisce l’interpretazione migliore di Scully di tutta la storia di X-Files. Con I WANT TO BELIEVE l’attrice supera addirittura la sua performance della quarta stagione della serie, che le valse nel 1997 un Emmy ed un Golden Globe in qualità di migliore attrice di una serie tv drammatica (da segnalare in particolare la scena del confronto tra Scully e Padre Joe, e tra Scully e Mulder prima del finale del film).
I WANT TO BELIEVE è accompagnato dalle musiche di Mark Snow, già creatore e compositore della colonna sonora della serie tv e del primo film, Fight the Future. Brani esclusivamente strumentali, dotati di un nuovo registro rispetto al passato, accompagnano i momenti più drammatici del film (da notare in particolare il brano The Surgery durante l’esecuzione dell’operazione di Scully in ospedale, ed il brano Home Again che accompagna la scena finale del film). Il tema musicale classico di X-Files, dopo un breve accenno ad inizio film, fa la sua apparizione soltanto una volta nel corso della storia, a sottolineare una sorta di presa in giro che vede coinvolto l’attuale presidente degli Stati Uniti. E’ invece possibile ascoltare lo stesso motivo per intero, ma con un nuovo arrangiamento realizzato dall’artista pop Unkle, durante lo scorrere dei credits al termine del film (a questo proposito, non lasciate la sala fino alla fine dei titoli di coda!).
Il doppiaggio italiano, con le voci storiche di Gianni Ludovisi (Mulder) e Claudia Catani (Scully), risulta essere all’altezza degli interpreti originali. Ludovisi riporta sullo schermo il Mulder italiano ed è un piacere tornare ad ascoltare le battute piene di doppi sensi tipiche di questo personaggio. Claudia Catani aveva qui il compito più difficile, quello appunto di doppiare Gillian Anderson nella sua migliore interpretazione di Scully, ma la nostra doppiatrice fa un lavoro splendido che emerge proprio nelle scene più importanti in cui Scully è protagonista.
La frase simbolo di I WANT TO BELIEVE, forse più del titolo originale del film, è quel DON’T GIVE UP (non mollare, non ti arrendere) che viene spesso ripetuto durante l’evolversi della storia. Il dilemma tra scienza e fede, questo Chris Carter voleva rappresentare nel film. La scienza non ha tutte le risposte (non sappiamo ad esempio come andrà a finire la storia del bambino curato da Scully) ma al tempo stesso è difficile credere ciecamente in qualcosa senza avere mai dei dubbi (è la volontà di Scully di credere che le permette di ritrovare Mulder). La risposta che fornisce Chris Carter a questo dilemma è semplice: non mollare. Non smettere di combattere, non arrendersi.
Questo è il nuovo X-Files. Ancora terrificante ed oscuro nel raccontare storie attuali (eutanasia, pedofilia, rapimenti, esperimenti estremi sono gli argomenti trattati in questo film) ma più spirituale ed aperto ad orizzonti più positivi nel finale.
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